In memoria di Pietro Mirabelli

Questa non è la mia storia. E anche la mia storia, ma è la storia di tutti quelli che fanno la vita che faccio io...

Pietro ucciso una seconda volta

IL DEBOLE PERDE QUANDO IL FORTE ALZA IL TIRO

Con sentenza del 25 maggio 2018 la Corte di Appello e di Revisione penale del Canton Ticino ha ribaltato le sentenze di condanna di Primo grado.

Assoluzione per tutti gli imputati. Le motivazioni della sentenza:

a) le lacune nell'incidente probatorio (la raccolta di informazioni al momento del fatto)

b) l'imprevedibilità del comportamento di Pietro Mirabelli

 

Con questa sentenza si torna all'anno Zero, si riporta indietro il calendario di 8 anni, a quella frettolosa richiesta di archiviazione del primo giudice che si occupò del caso. 

Appena disporremo delle motivazioni non mancheremo di pubblicarle, così come abbiamo fatto con la sentenza di primo grado. Ci appare incredibile che non siano stati presi in considerazione i diversi momenti della sentenza di Primo grado dove si evince chiaramente come la prassi di "fare produzione" a ogni costo fosse la norma nella galleria. Ci sembra incredibile come anche le inchieste portate avanti dai giornalisti della RSI che convergevano verso un quadro di "irregolarità diffuse" nell'organizzazione del lavoro di quel cantiere siano state ampiamente ignorate dalla Corte di Appello. Certo, i giudici decidono sul "fatto" e allora restiamo a questa sentenza.

Cosa si deve dedurre da questa sentenza? che in assenza di raccolta adeguata di prove incidentali non esistono imputabili? Allora basterà sempre arrivare qualche ora dopo un incidente mortale, far proseguire il lavoro un'altra mezza giornata, contare sull'omertà delle maestranze e sull'impunibilità della polizia per non avere più "noie" in fase di produzione.  

Ma la parte più odiosa è quella che ribadisce l'imprevedibilità del comportamento di Pietro, perchè è questo il punto che scagiona l'organigramma e quindi l'organizzazione del lavoro con le palesi responsabilità della dirigenza del cantiere. E' questo il vero "punto dolente", e la presa di posizione "politica" del tribunale di Secondo Grado.

E' paradossale che i familiari di Pietro si siano più volte espressi per avere una verità e una giustizia che non avesse i caratteri di una rivincita dei poveri contro i ricchi ma per affermare un diritto a 360 gradi dei lavoratori alla loro sicurezza. Questa sentenza sembra invece andare in una direzione diversa, opposta, si sarebbe detto una volta "di classe". 

Ci resta addosso lo sgomento e una sensazione di ingiustizia profonda....

Condividiamo con la Famiglia Mirabelli questo momento di dolore e di sconforto, e invitiamo tutti quelli che hanno conosciuto Pietro e la sua storia a stare vicino alla famiglia.

Per quanto ci riguarda continueremo a seguire il caso e daremo comunicazione di ulteriori passaggi

 

Di seguito i link alla rassegna stampa svizzera

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Tutti-assolti-otto-anni-dopo-10526636.html

 

https://www.tio.ch/ticino/cronaca/1262032/tutti-assolti-per-la-morte-dell-operaio-a-sigirino---lo-hanno-ucciso-un-altra-volta-

 

https://www.ticinonews.ch/ticino/463331/incidente-mortale-al-cantiere-alptransit-tutti-assolti

 

 

 

 

 

 

La sentenza di Primo grado

A sette anni dall'incidente mortale costato la vita a Pietro, dopo che il caso è stato riaperto grazie alla testardaggine e al coraggio della famiglia di Pietro, grazie allo straordinario lavoro dei tecnici ASL di Firenze e di Medicina Democratica e alla pervicacia del Procuratore Generale del Cantone Ticino (da pochi mesi in pensione) uno spiraglio di verità ha illuminato la ormai famigerata galleria del Ceneri.

Con la sentenza del 7 settembre 2017 una parte di giustizia è stata fatta. Pietro non si trovava nel posto sbagliato al momento sbagliato. Pietro - come suo solito -  sapeva quello che rischiava, così come lo sapevano gli imputati, e ancora di più ne era consapevole la Cossi- Condotte ma nulla è stato fatto per impedire quella (ed altre) morte (i).

 

Invitiamo a leggere la sentenza che pubblichiamo nelle parti salienti affinchè chiunque si possa fare un'idea di cosa sia successo quella notte del 22 settembre 2010, delle omissioni, delle negligenze, delle connivenze e dei silenzi che hanno accompagnato l'omicidio colposo di un uomo che lottava per tutti, uno che faceva del sacrificio per gli altri una ragione di vita. In parte i semi che ha sparso sono germogliati in qualche coscienza, e questo processo lo testimonia, i fiori sbocceranno nelle prossime primavere.

Il 25 aprile 2018 a Locarno si è svolto il processo di appello richiesto dai condannati in primo grado

Vi terremo aggiornati

Grazie a tutti quelli che non dimenticheranno

Sei qui: Home Non categorizzato